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LE PICCOLE SCUOLE CHE FINE FARANNO?
Da il 03 Ago 2009 00:43

Il sindaco sulla lottizzazione: «Partita ancora aperta»
Da Slegar il 14 Mar 2009 11:51

Berlusconi, con il Piano Casa più cemento per tutti
Da Slegar il 09 Mar 2009 13:22

Vicenza, cala il prezzo delle case...
Da Slegar il 05 Mar 2009 13:17

asiago. Giudizio positivo dell’Ascom sul PAT SALVAASIAGO
Da sugar il 12 Feb 2009 22:13

TEATRO A SASSO 11/02/2009 SALA CIVICA
Da Slegar il 05 Feb 2009 17:34

Il rilancio dell’economia
Da Slegar il 02 Feb 2009 15:58

GLI INDUSTRIALI CONTRO IL PAT SALVAASIAGO...
Da Slegar il 28 Gen 2009 16:31

Centottanta impianti falliti al Nord: colpa della speculazio
Da il 16 Gen 2009 17:34

La battaglia della Marmolada
Da Slegar il 09 Gen 2009 16:40

Il sindaco sulla lottizzazione: «Partita ancora aperta»
 Inviata il  Sab 14 Mar, 2009 11:51 Da Slegar
News
Questione ancora aperta su un argomento spinato, che sta tendendo i nervi dei portatori di interesse (stakeholders). Sono pochi con grandi rendite da queste posizioni date dal Consiglio Comunale di Asiago sotto amministrazione Francesco Gattolin, ma anche tolte dallo stesso sotto amministrazione Andrea Gios. Due visioni agli antipodi sul governo del territorio che non possono collima in nessuna logica comune.
Gattolin con una linea dell’aumentare le seconde case, quindi grandi lottizzazioni in aree verdi perché il la logica unica dell’altopiano è l’edilizia e le immobiliari, viste come possibile via salvifica alla crisi economica e alla recessione strutturale di un territorio.
Gios con la voglia di riconoscere che i tempi sono cambiati e che la crisi nei sistemi ad alto consumo non dipende dallo costruire seconde case e consumare la “terra” a favore di pochi interessati. Ma con il blocco delle seconde case nuove e spingendo verso una economia di servizi (alberghi, centro congressi, via delle malghe, bed and breakfast.. ) si può arrivare ad un diverso tipo di economia basata sulla qualità e non più su quantità di calcestruzzo.

Ora il vecchio sul nuovo si sta dibattendo, per resistere alla privazione di queste ultime lottizzazioni, come se non esistesse altro per lo sviluppo. Eppure se solo questi “grandi investitori” potessero capire e credere in una alternativa potrebbero, al posto di portare i loro capitali all’estero, finalmente investire ad Asiago. Senza battersi sul petto gridando alla bestemmia.

Ma il mondo sta cambiando per fortuna più velocemente delle loro conservatorismo (ossimoro). Il mondo si sta ristrutturando, la crisi economica mondiale che ci ha investito è questo. Il petrolio costa troppo ed inquina, dobbiamo cambiare. I consumi sono troppo elevati e se il mondo si vuole sviluppare devono essere ridotti (un americano consuma come 70 africani o 40 cinesi, quanti mondi servirebbero.. 7 pianeti terra se tutti consumeremo con questi trend?)…
.. ed infine la crisi immobiliare mondiale, partita dai mutui facili e dai terreni facili, ora deve essere bloccata…

Salvare Asiago e capire perché dobbiamo salvare il Mondo..

Dal Vostro Inviato..
Ivan Baù

asiago. Il sindaco sulla lottizzazione: «Partita ancora aperta»

Le “Colonie” tornano
sul tavolo del Tar
Venerdì 13 Marzo 2009 PROVINCIA, pagina 30 giornale e-mail print
L’area della lottizzazione delle Colonie torna sul tavolo del TarLa questione Colonie, il piano di lottizzazione previsto dal Prg ma non approvato dall'attuale amministrazione e fulcro di un contenzioso legale tra i lottizzanti ed il Comune, ritorna nuovamente sui banchi del TAR del Veneto. Nella seduta della seconda sezione del tribunale amministrativo regionale i giudici hanno dovuto nuovamente affrontare la questione “Colonie" decidendo di fissare un udienza ma nello stesso tempo rigettando la richiesta di sospensiva della delibera comunale avanzata dai legali dei lottizzanti ritenendo che non ci siano i presupposti del danno grave da giustificare il provvedimento cautelativo.
Il braccio di ferro va avanti dal settembre 2007 quando le ditte lottizzanti hanno depositato il piano d'urbanizzazione della zona d'espansione denominata "Colonie" piano che necessitava dell'approvazione del consiglio comunale che lo ha negato. È seguito un ricorso al Tar che ha dato ragione ai lottizzanti e anche un ricordo al Consiglio di Stato che, pur dando torto al Comune, valutava errata la metodologia dietro alla non approvazione e piuttosto che la non approvazione in se. In ogni modo al Comune è stato imposto di stralciare la delibera di non approvazione e di riproporre la delibera di approvazione del piano. Ancora una volta, e siamo nel novembre del 2008, la delibera arriva in consiglio e la maggioranza rifiuta l'approvazione del piano di lottizzazione motivandolo con l'insufficiente viabilità per raggiungere l'area in questione. Decisione che ha scatenato un altro ricorso al Tar e che ci porta alla seduta del 4 marzo.
«Non è ancora deciso nulla quindi la partita è ancora aperta - commenta il sindaco Andrea Gios - Però credo sia significativo che questa volta i giudici hanno voluto capire meglio la situazione per valutare tutta la questione». G.R.


 

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Berlusconi, con il Piano Casa più cemento per tutti
 Inviata il  Lun 09 Mar, 2009 13:22 Da Slegar
News
Non ci son molte cose da dire, basta leggere le dichiarazioni sul come risollevare il paese dalla carestia economica con ricette che vanno contro ogni logica. Ma non si è reso conto che son finiti i soldi anche per allargare gli appartamenti .. o le ville?... o forse con questa manovra si voleva solo sviare l'attenzione della popolazione sulla grossa crisi che stiamo passanto.. ?
Buon Dio ravvedi questo piccole dittature.
Firmate anche voi la petizione.. http://www.repubblica.it/speciale/2...erno/index.html
Ivan BAù

art tratto da http://www.ecoblog.it

Berlusconi, con il Piano Casa più cemento per tutti
pubblicato: lunedì 09 marzo 2009 da Marina in: Inquinamento Italia Persone Casa Risparmio energetico Rinnovabili Politica
Il Premier annuncia che venerdì sarà discusso in Consiglio dei Ministri il nuovo Piano casa: una colata di cemento che toccherà l’italico stivale, gestita autonomamente dalle Regioni e che consentirà ad ogni cittadino di aumentare del 20% la cubatura di una struttura abitativa; del 30% per gli edifici costruiti prima del 1989; mentre se si decide per la ristrutturazione secondo criteri di bioedilizia, si può arrivare all’aumento del 35%.

Per avviare i lavori sarà necessaria una semplice autocertificazione e in sostanza un architetto o un ingegnere firmerebbero la certificazione di conformità, da rendere con perizia giurata al posto del permesso a costruire rilasciato dagli uffici all’edilizia del comune.

In pratica ha detto il Premier, questa sburocratizzazione del sistema per aumentare stanze in casa servirà a smuovere l’economia e a far trovare alloggio alle nuove coppie:

Saranno le singole regioni, che dovranno valutare il piano: serve per smuovere l’economia e in particolare l’edilizia da sempre ferma e impastoiata da mille burocratismi. Non sono previste modifiche ai piani regolatori, ma significa soltanto dare a chi ha una casa, e nel frattempo ha ampliato la famiglia perché i figli si sono sposati ed hanno dei nipotini, la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze, dei bagni, con i servizi annessi alla villa esistente.

Il Veneto sarà la prima Regione a discutere il varo del provvedimento e potrebbe essere seguita dalla Sicilia.


 

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Vicenza, cala il prezzo delle case...
 Inviata il  Gio 05 Mar, 2009 13:17 Da Slegar
News
La vera crisi del mattone è questa e non il PAT SALVAASIAGO COME VANNO A SOSTENERE i filoimmobiliaristi al fine di denigrare l'Amministrazione Andrea Gios.
La bolla speculativa, gonfiata a gran polomoni da molti imprenditori rampanti è esplosa. Ora per salvare il salvabile gli stessi stessi ricercano terreni a bassa prezzo dove porter ancora speculare..
E' finita, una impresa buona avrebbe diversificato nei servizi ad Asiago, ma evidentemente i lauti guadagni e i PIANO REGOLATORE favorevole.. non erano da stimolo.

Buona lettura..



Home Vicenza, cala il prezzo delle caseIL MERCATO DEL MATTONE.
Secondo Tecnocasa e Gabetti gli immobili di città e provincia hanno perso il 20% in un anno. Punte di crisi a San Bortolo dove i prezzi crollano (-32%). A resistere è Thiene mentre Bassano cala 'solo' del 5,6% 05/03/2009 e-mail print
A Una coppia davanti ad una agenzia immobiliareVicenza. Le case in città hanno perso valore, in media, del 20% in un anno. Si va da un minimo del -7,7% di Bertesina e Casale alla punta del -32,4% di San Bortolo. In provincia, soffre molto Schio con un calo del 18,8%, mentre, caso unico, mantiene intatte le sue quotazioni di dodici mesi fa Thiene. Anche le nuove costruzioni sono a sconto, una media del 10%. E pure il 2009 sarà un anno difficile, con una previsione di ulteriore decremento fra il 2% e il 4%. A salvarsi sono solo le residenze esclusive, la fascia alta e altissima di mercato, oltre il mezzo milione di euro. È il quadro che emerge dagli uffici studi di Tecnocasa e Gabetti, che hanno realizzato una mappatura aggiornata sul valore degli immobili di questa provincia per Il Giornale di Vicenza.
«Alcuni quartieri hanno perso di prestigio a causa della forte presenza di extracomunitari - spiega Davide Cobalchini, responsabile Gabetti per la città -. Fra le aree più colpite vi sono san Lazzaro, viale Roma e tutta la zona della stazione. Per contro, gli immobili di pregio in corso Palladio, come pure le ville sui colli Berici, mantengono intatta la loro quotazione». E il valore rimane pressoché stabile anche in termini reali, visto che stiamo vivendo in un periodo di deflazione.
I valori al metro quadrato in città per appartamenti già costruiti sono di circa 1.100 euro, con un minimo di mille euro per la Riviera Berica, che quotava 1.350 euro un anno fa, con una perdita di quasi il 26%, ai 1.200 euro di Bertesina e Casale, venduti a 1.300 euro nel gennaio del 2008. Per quanto riguarda invece gli edifici nuovi o ristrutturati a nuovo, i prezzi più alti si trovano in centro storico attorno a corso Palladio, fra i 2.700 e i 4.200 euro al metro quadrato, contro 3.000/4.500 di un anno fa. Le zone centrali valgono invece 1800/2400 euro al metro quadrato (erano 2000/2600), mentre la periferia quota 1500/1800 euro (contro i 1700/2000 del gennaio 2008).
In provincia, ad Arzignano, Dueville e Valdagno le abitazioni medie usate sono arretrate rispettivamente del 15,4%, 11,9% e 10,2% arrivando a valori assoluti simili a quelli della città (1100 euro al metro quadrato). Dueville, nonostante lo sconto, quota ancora alta, 1300 euro al metro quadrato, come Bassano del Grappa (1336 euro), anche se quest'ultima tiene piuttosto bene alla crisi, con una flessione di appena il 5,6%.
Dueville, poi, assieme a Torri di Quartesolo e Altavilla è un'area che promette di svilupparsi bene in futuro, "perché sono stati costruiti ex novo quartieri molto carini, lontani dalle grandi arterie di traffico, zone tranquille ben collegate con la città". Ad Altavilla le nuove costruzioni si vendono a 1400/1750 euro al metro quadrato, a Dueville a 1400/1750 euro.
Anche i tempi di vendita hanno risentito della crisi, allungandosi a 220 giorni di media, che equivalgono a sette mesi e mezzo contro i 2,5-3 mesi del pieno boom immobiliare. La maggiore offerta di abitazioni permette all'acquirente di avere più scelta e di rimandare l'acquisto fino a quando trova la casa adatta alle proprie esigenze. «A questo si deve aggiungere che la differenza tra le richieste dei venditori e la disponibilità di spesa, oggi più limitata, dei potenziali acquirenti, comporta trattative più lunghe e inevitabilmente i tempi necessari per concludere la compravendita si allungano - racconta Fabiana Megliola, Ufficio studi Tecnocasa -. Il prezzo, che è stata la variabile chiave del mercato immobiliare nel 2008, lo sarà ancora nel 2009. Il sentiment degli operatori è che i potenziali acquirenti desiderino acquistare ad un prezzo congruo rispetto alla qualità dell'immobile quindi il rapporto prezzo/qualità sarà fondamentale».
Questo aspetto è valido anche per chi è alla ricerca di tipologie rientranti nella cosiddetta fascia alta di mercato, «soprattutto se sono abitazioni da ristrutturare oppure non pienamente rispondenti alle esigenze del cliente. Ci attendiamo una tenuta migliore per le zone centrali rispetto a quelle periferiche, dove spesso si concentrano immobili di qualità più bassa e dove negli ultimi an ...


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TEATRO A SASSO 11/02/2009 SALA CIVICA
 Inviata il  Gio 05 Feb, 2009 17:34 Da Slegar
News
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spettacolo ELEGIA PER NON DIMENTICARE (Custom).jpg
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spettacolo ELEGIA PER NON DIMENTICARE (Custom).jpg



 

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asiago. Giudizio positivo dell’Ascom sul PAT SALVAASIAGO
 Inviata il  Mer 04 Feb, 2009 15:25 Da Slegar
News
asiago. Giudizio positivo dell’Ascom sul documento preliminare

Il sì dei commercianti
al Piano del territorio
Gerardo Rigoni
Mercoledì 04 Febbraio 2009 PROVINCIA, pagina 29 e-mail print
Il Pat di Asiago punta al rilancio del turismo invernale. STUDIO STELLAIl Pat di asiago riceve il sì da parte dell'Ascom asiaghese per quanto riguarda la valorizzazione del patrimonio ambientale, il riequilibrio del territorio ed il rilancio del turismo; qualche riserva invece sulla viabilità, questione considerata un po' sottovalutata dal documento preliminare del futuro strumento di sviluppo territoriale in via di definizione.
Il documento preliminare del Pat è stato al centro di un incontro del Consiglio della locale delegazione Ascom-Confcommercio che riunisce i commercianti e gli albergatori asiaghesi. Un primo incontro a cui seguiranno altri perché l'associazione possa stilare le proprie osservazioni al Piano asiaghese.
«Tutto il consiglio condivide in linea di massima il documento preliminare approvato dall'Amministrazione comunale di asiago, apprezzando le finalità di valorizzazione del patrimonio ambientale e di riequilibrio del territorio, nonché l'obiettivo più volte richiamato nel documento di rilancio del turismo - riepiloga il presidente della delegazione Ascom di asiago, Franco Bissaro - Ora continueremo le nostre verifiche e presenteremo autonome osservazioni al Pat quando l'iter di elaborazione e di confronto con le categorie economiche verrà pienamente attivato. Qualora poi si arrivasse ad elaborare una posizione comune tra tutte le organizzazioni di categoria, condividendo osservazioni e obiettivi del Pat, allora sì che unendo le forze si potrà davvero dare un valido contributo allo sviluppo dell'economia di asiago».
Già durante la riunione del Consiglio sono stati individuati molti aspetti positivi del documento preliminare del Pat.
Ad esempio, il rilancio del turismo, che secondo il Pat dovrà avvenire attraverso il rilancio del comparto alberghier. Giudizio positivo dell’Ascom anche sul divieto di nuovi insediamenti per la grande distribuzione. Qualche riserva invece è stata espressa sui progetti viabilistici poiché il tema è di importanza vitale e merita, quindi, di essere affrontato con cautela.
«Trattandosi di un primo approccio alla programmazione del territorio, il giudizio non può essere definitivo - conclude il presidente Bissaro -. Sono molti gli aspetti che meritano un attento approfondimento, soprattutto riguardo alle modalità che si vorranno impiegare per raggiungere gli obiettivi stabiliti».
NOVENTA. Tenta il suicidio ferendosi con il coltello. Il padre dà l’allarme e il giovane viene portato dal Suem all’ospedale di Noventa, quindi all’ospedale di Vicenza per un intervento chirurgico. F.B.


 

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Il rilancio dell’economia
 Inviata il  Lun 02 Feb, 2009 15:58 Da Slegar
News
asiago. I Comuni e la Comunità montana lanciano un progetto per rispondere alla crisi

Il rilancio dell’economia
parte dalla tradizione
Gerardo Rigoni
Il recupero del sapere antico nella ricerca di nuovi prodotti
Domenica 01 Febbraio 2009 PROVINCIA, pagina 25 e-mail print
L’Altopiano vanta una lunga tradizione nel settore agroalimentareL'Altopiano guarda al passato per cercare di rilanciare il proprio futuro. Attraverso gli antichi mestieri da cui l'Altopiano traeva da vivere, dall'agroalimentare e dal bosco all'artigianato, gli enti locali altopianesi vogliono cercare di creare opportunità lavorative e di sviluppo in alternativa a quelle offerte dall'espansione edilizia.
Recentemente si è svolta una conferenza dei sindaci dell'Altopiano, a cui hanno partecipato esponenti della Regione, di Veneto Agricoltura e dell'azienda “Rigoni di asiago”: al centro la discussione su un possibile modello territoriale di sviluppo ecocompatibile, per trasformre l'Altopiano in un'area di eccellenza. Si è parlato della necessità di trovare alternative di lavoro, esigenza data dall’obbligo di migliorare l'ambiente e la qualità della vita anche in chiave turistica.
Attualmente ci sono oltre 1700 lavoratori altopianesi che ogni giorno scendono in pianura per lavorare. A questi si aggiungono le centinaia di lavoratori impegnati nelle imprese legate all'edilizia, imprese che costituiscono il 70% delle aziende iscritte al mandamento di Assoartigiani. È a questi lavoratori, e alle future generazioni, che gli enti hanno pensato quando hanno deciso di elaborare una progettualità dinamica, da calibrare nel tempo e nello spazio, per individuare azioni e risorse per creare vie di sviluppo economico, alternative all’edilizia e al turismo.
Tra le idee da approfondire, un centro di studio sulle bioenergie e la possibilità di recupero di acque piovane e bianche. Tra le idee che potrebbero essere realizzate velocemente, il potenziamento e la valorizzazione delle attività agroalimentari e della conduzione del bosco attraverso filiere che vanno dalla lavorazione del prodotto fino alla sua commercializzazione, con la creazione di nuovi prodotti tipici ma non solo di tipo alimentare, ma anche di cosmesi, di erboristeria, di piccolo artigianato. Per gli edili invece, la trasformazione verso un’edilizia ecocompatibile e innovativa, con utilizzo esclusivamente di materiali ecologici, di riscaldamento alternativo e di energia solare.


 

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GLI INDUSTRIALI CONTRO IL PAT SALVAASIAGO...
 Inviata il  Mer 28 Gen, 2009 16:29 Da Slegar
News
Riporto questo articolo dal GIORNALE DI VICENZA
asiago/1. Industriali, artigiani e commercianti criticano il documento preliminare

«Le previsioni del Pat
bloccano lo sviluppo»
Sì all’equilibrio, no al blocco totale di ogni trasformazione
Martedì 27 Gennaio 2009 PROVINCIA,
Le categorie criticano le previsioni sul futuro urbanistico di Asiago«L'analisi sviluppata nel documento preliminare al Pat è per molti aspetti stimolante ed è in linea di principio condivisibile l'obiettivo del riequilibrio del territorio su cui poggiare le future politiche di pianificazione». Così i rappresentanti delle Associazioni Industriali, Artigiani e Commercianti dell'Altopiano commentano il documento recentemente presentato dall’Amministrazione comunale di asiago. Tuttavia, aggiungono, «il documento non sempre risulta convincente nel legame che istituisce tra la sostenibilità ambientale e quella economica e sociale».
Secondo le categorie, il territorio «non ha una valenza solo ambientale, ma è anche un'attrattiva turistica, fonte di benessere per l'economia locale. L'intenzione di dare spazio a un uso sostenibile della risorsa territorio deve avvenire puntando sulla qualità degli interventi piuttosto che sulla semplice conservazione dell'esistente. I criteri di un'edilizia sostenibile sono molto selettivi, soprattutto nelle aree montane, e hanno generato un'innovazione molto spinta nell'uso dei materiali, nelle tecniche costruttive, nelle tecnologie di fornitura energetica e termica. asiago potrebbe essere uno dei poli più significativi, almeno nel Veneto, per l'edilizia sostenibile». L’attenzione alle risorse rinnovabili, dicono ancora le categorie, si potrebbe sposare con una gestione del paesaggio che risponda ai criteri di attrattività».
Quanto alla questione delle “seconde case", «nel documento preliminare c'è una critica drastica nei confronti delle residenze turistiche. Il fenomeno deve essere ben governato, sapendo che non è per nulla uniforme: vi sono molte zone dell'arco prealpino e alpino che auspicano l'attrazione di investitori con queste caratteristiche, pertanto non può essere condiviso un drastico e generalizzato blocco di questo tipo di offerta turistico-immobiliare».
Le categorie criticano la genericità dei contenuti: «Il rilancio del turismo è evocato in molti punti, ma manca l'idea forte in grado di sostenerne una programmazione efficace. La genericità degli intenti deriva anche dalla condanna senza quartiere del fenomeno della seconda casa. Del resto, nel documento non è stato definito con precisione che cos'è un “parco turistico” e non sono stati forniti i criteri della sua localizzazione. Ancora, dalla constatazione della carenza di servizi urbani e turistici non si passa a una loro programmazione concreta per i turisti alberghieri, extraalberghieri o solo domenicali. Questa è la strada per transitare davvero, come auspica il Documento, da un “turismo dei beni” a un “turismo dei servizi”».
Un ulteriore punto critico riguarda l'intenzione di modificare previsioni di espansione edilizia già riconosciute dal Prg vigente, ma non ancora attuate. «Un indirizzo così drastico, se interpretato alla lettera, potrebbe addirittura trovare applicazione anche nei confronti di piani attuativi già presentati all'Amministrazione, ma che non hanno ancora ultimato il loro iter di approvazione. Tali scelte, se fossero confermate nel Pat, si ripercuoterebbero in modo pesante a danno dei privati e delle imprese che, proprio sulla base delle previsioni di Prg hanno programmato investimenti e progettato iniziative. Sollecitiamo una riflessione attenta sulle modalità che si vorrebbero impiegare per conseguire un simile obiettivo, evitando che un intervento unilaterale possa tradursi in politiche di pura conservazione dello stato di fatto e stravolga unilateralmente il quadro di riferimento costituito dalla pianificazione generale consolidatasi negli anni, sul quale gli operatori economici si sono legittimamente basati per programmare le proprie iniziative imprenditoriali».
Le categorie economiche si augurano infine che il Comune di asiago voglia dilatare la fase di concertazione sul documento preliminare: «Il pericolo da scongiurare - dicono - è quello di pensare che il riequilibrio del territorio si traduca esclusivamente in un blocco totale di ogni trasformazione».

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La battaglia della Marmolada
 Inviata il  Ven 09 Gen, 2009 16:40 Da Slegar
News
IL CASO
La battaglia della Marmolada
allarme per un megaresort
"Così usciremo dall'età della pietra". Gli ecologisti: "Salvate dal cemento la regina delle Dolomiti"


dal nostro inviato JENNER MERLETTI

ROCCA PIETORE (Belluno) - Ci sono anche sindaci felici. "Il Grand Hotel Marmolada wellness sarà costruito qui, dove c'è il grande parcheggio per la funivia. Gli chalet saranno poco lontano, sulla strada verso la centrale idroelettrica. Ma saranno fatti bene, sembreranno i fienili di una volta". Il sindaco contento è Maurizio De Cassan, 53 anni, albergatore a Malga Ciapela e primo cittadino di Rocca Pietore. "Gli hotel, e anche le seconde case, continuano a pagare l'Ici. Così avremo i soldi per il bilancio comunale". Un tempo, a Malga Ciapela, salivano solo i pastori per portare le vacche in alpeggio. Adesso parte da qui la funivia per la Marmolada. Parte da qui anche l'ultimo attacco alla Regina delle Dolomiti.

Il Grand Hotel Marmolada non sarà un piccolo albergo di montagna, poche stanze, piumoni, stube, minestrone, capriolo con polenta. Nel palazzo centrale ci saranno 100 appartamenti e attorno saranno costruiti 54 chalet: in tutto 248 stanze, più il centro benessere, quello per congressi, piscine coperte, saloni, negozi, palestre... Ottanta - novantamila metri cubi di cemento davanti alla montagna più bella, la Marmolada. "È uno scempio ambientale, e non solo" dice Fausto De Stefani, presidente dell'associazione ecologista Mountain Wilderness.

"La vita sulle Alpi si difende costruendo un equilibrio fra le comunità. Qui invece arriva una massa di cemento, imposta da interessi imprenditoriali, che rompe ogni equilibrio. L'identità e la storia di Rocca Pietore vengono cancellate. Gli artigiani e i piccoli imprenditori di questa conca avranno purtroppo un solo futuro: andare a fare i camerieri al Grand Hotel".

L'insulto alla Regina delle Dolomiti dura ormai da troppi anni. Strade scavate nel ghiacciaio per costruire i nuovi impianti della funivia, crepacci usati come discariche, silenzio spezzato dagli elicotteri che portano in vetta gli appassionati di eliski. Non si scompone, il sindaco albergatore Maurizio De Cassan. Resiste anche alle critiche dei suoi colleghi della Federalberghi, che hanno definito il progetto "una svendita del territorio, un'eresia, perché non può esistere turismo senza bellezza". "Quelli lì - dice - parlano senza conoscere bene le cose. Qui alberghi a 4 o 5 stelle non ne abbiamo e certi clienti non vengono nei nostri tre stelle. E poi piscine e centro benessere saranno aperti anche ai clienti degli altri hotel che faranno le convenzioni".

Tutto iniziò nel 2005, quando in consiglio comunale venne approvata la cosiddetta "variante Vascellari", pochi giorni prima che la Regione Veneto bloccasse le modifiche ai Prg. Mario Vascellari è presidente della società Tofana Marmolada proprietaria della funivia che porta in cima alla regina delle Dolomiti (ristrutturata nel 2005 con 15,5 milioni di euro, 6 dei quali dati dalla Regione Veneto a fondo perduto). Valentino Vascellari, fratello di Mario, è il presidente dell'Associazione industriali di Belluno (e socio nella società della funivia) che l'altro giorno ha presentato il progetto di Malga Ciapela assieme ad un altro hotel da 180 camere a Sappada. "I fratelli Vascellari - dice il sindaco Maurizio De Cassan - sono anche i soci principali della società che vuole costruire il Grand Hotel resort. Del resto, la variante del 2005, quella che abbiamo approvato in consiglio, l'avevano preparata, e pagata, proprio loro. Così ho risparmiato i soldi della comunità".

Contro il "mostro della Marmolada" si alzarono subito polemiche. "Nonostante le proteste il progetto è rimasto quello iniziale. Il corpo centrale sarà alto 12 metri e mezzo, più qualche torre". Già oggi gli appartamenti non mancano, a Rocca Pietore e frazioni. Secondo il censimento del 2001 per 1.451 abitanti (e 650 famiglie) ci sono 1.887 abitazioni. "Penso che in 5 anni - dice il sindaco - il resort sarà realizzato. Credo che costerà 50 milioni".

Walter De Cassan, presidente della Federalberghi di Belluno, è infuriato con il quasi omonimo sindaco di Rocca Pietore e con chi, come lui, "butta via il territorio". "Il Grand Hotel di Malga Ciapela è una follia. Nel bellunese i letti degli alberghi sono occupati solo per il 40%. Il problema è fare conoscere le nostre Dolomiti, altro che costruire nuovi hotel portando tonnellate di cemento sulla Marmolada". Per capire la differenza fra un hotel a gestione familiare e l'albergo gestito da una catena nazionale o internazionale, basta entrare all'hotel Principe Marmolada, a Malga Ciapela, che fa parte della Emmegi hotel srl con sede a Milano. Con sette gradi sottozero nel menù del pranzo si offrono riso all'inglese e prosciutto e melone. Nessuna traccia di zuppe o ...


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Centottanta impianti falliti al Nord: colpa della speculazio
 Inviata il  Lun 05 Gen, 2009 17:02 Da Slegar
News
da Repubblica del 31 dicembre 2008




Centottanta impianti falliti al Nord: colpa della speculazione
Colate di cemento, terreni sbancati, piloni arrugginiti: la mappa dello scempio
Seggiovie e alberghi fantasma
così chiude la montagna
di PAOLO RUMIZ



VENTO che sibila nei corridoi di alberghi chiusi, gelidi come l'Overlook Hotel del film Shining. Seggiolini sballottati dalla tormenta, appesi a funi immobili. Stazioni di funivie piene di immondizie, senz'anima viva intorno. Piloni arrugginiti, ruderi che nessuno rimuove anche nei parchi naturali. Ora i numeri ci sono. Quelli - mai fatti prima - degli impianti ridotti al fallimento dal riscaldamento climatico e dalla speculazione immobiliare. Oltre centottanta nel solo Nord Italia. La metà di quelli -350 - che sono stati chiusi finora. Centottanta vuol dire quattromila tralicci, centinaia di migliaia di metri cubi di cemento, seicentomila metri di fune d'acciaio, cinque milioni di metri di sbancamenti e di foresta pregiata trasformata in boscaglia. Ferri contorti come i ramponi di Achab sulla gobba della balena.
Per contarli abbiamo assemblato dati da parchi e corpi forestali, attivisti di "Mountain Wilderness" e guide alpine, soci di Legambiente e della "Cipra", il Centro per la tutela delle Alpi. Dati impressionanti, che sembrano non insegnare nulla a chi in Italia - caso unico in Europa - insiste a sovvenzionare impianti a bassa quota o, peggio ancora, nei parchi nazionali, in barba ai vincoli comunitari.

Fotogrammi. Saint Grée di Viola, quota 1200, provincia di Cuneo, è un monumento al disastro. Si chiamava Sangrato, ma non era abbastanza trendy per un centro che doveva attirare sciatori da Piemonte e Liguria, e così gli hanno cambiato il nome. Prima ha perso la neve, poi i clienti, infine ha inghiottito soldi pubblici per un rilancio impossibile. Oggi sembra Beirut dopo la guerra, cemento e vetri rotti con la scritta "Vendesi".

Altri fotogrammi, nel dossier di Francesco Pastorelli, direttore di Cipra Italia. Pian Gelassa in Val Susa: piloni nel vento, scheletri di alberghi nati morti, lì da 30 anni in piena area protetta, a due passi dalle piste olimpiche del Sestrière. Alpe Bianca, nelle Valli di Lanzo: condomini vuoti, stazione della funivia con i cessi rotti e le piastrelle smantellate. E così avanti: Oropa-Monte Mucrone, Albosaggia, Chiesa Valmalenco.
Non è un viaggio: è un percorso di guerra. A Oga presso Bormio la pista - iniziata e mai aperta causa lite tra valligiani - sta franando, e la ferita è tale che la trovi anche "navigando" con Google-Earth (e non è che gli squarci delle piste "mondiali" siano meglio). In Valcanale, sopra Ardesio (Bergamo), un'ex seggiovia è segnata da cemento sospeso sullo strapiombo e una discarica nel parcheggio.

Sella Nevea nelle Alpi Giulie, orgoglio del turismo friulano: le multiproprietà che negli anni Settanta hanno devastato la conca sotto il Montasio sono così a pezzi che sono stati messi all'asta in questi giorni. A Breuil-Cervinia residenze chiuse e impianti di risalita dismessi, otto in tutto, di cui quattro funivie. Posti da dimenticare, anche in anni di nevicate come questo.

Accanto agli scheletri, i morti viventi. Impianti in rosso, a quota troppo bassa per garantire neve, tenuti in vita dalla mano pubblica. Colere, Lizzola, Gromo nelle Orobiche. Oppure Tremalzo, La Polsa, Folgaria e Passo Broccon tra Veneto e Trentino, che inghiottono milioni in generose elargizioni per l'innevamento artificiale. Impianti a rischio, che nessuno fa entrare nella contabilità di un disastro che è anche finanziario. "Perché non si dice che le piste non si pagano solo con lo skipass ma anche con le nostre tasse?", s'arrabbia l'esploratore bergamasco Davide Sapienza.

Numeri insospettabili. Quaranta funivie e seggiovie abbandonate in Piemonte, trentanove in Val d'Aosta (un'enormità per una regione di centomila abitanti), almeno venti in Lombardia, trenta tra Emilia e Liguria sul lato appenninico, trentacinque in Veneto e venticinque in Friuli-Venezia Giulia. E non mettiamo in conto gli sfasciumi lasciati dallo sci estivo, chiuso per fallimento in mezze Alpi.

Ma non c'è solo il clima nel crack. C'è anche la speculazione. La seggiovia è solo lo specchietto per le allodole per sdoganare seconde case e villini. "Meccanismo semplice", sottolinea Luigi Casanova di Mountain Wilderness. "Si compra il terreno a basso costo, si cambia il piano regolatore, poi si fa la seggiovia e si costruiscono case al quintuplo del valore". Se il gioco è spinto, la seggiovia chiude appena esaurita la sua funzione moltiplicatrice del valore immobiliare.

Uno crede: errori non ripetibili. Invece no: si continua sulla vecchia strada, come per l'Alitalia. Miliioni di milioni di euro al vento. Come quelli che serviranno per il collegamento - approvato il 31 dicembre (!) dalla provincia di Trento - fra San Martino e Passo Rolle nel ...


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LE PICCOLE SCUOLE CHE FINE FARANNO?
 Inviata il  Ven 31 Ott, 2008 12:34 Da Slegar
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Comunicato di sesibilizzazzione..


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